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E così siamo rimasti zitti.



Il tuo odore è rimasto nelle stanze a lungo, per molti giorni, mi pare.
Odore di sole, di pelle umida, di schiuma da barba, di menta.
Dentro le lenzuola ho ritrovato dei tuoi capelli.
Uno era rimasto intrecciato ad uno dei miei, molto più lungo e scuro.
Erano in fondo al letto, nascosti, spinti lontano dalla forza dei nostri piedi.
Le lenzuola portavano ancora l'impronta dei nostri corpi, la traccia del nostro passaggio, del tuo.
E il silenzio, certo. Molto silenzio ormai.
L'eco delle tue parole si era già spenta, consumata.
Non abbiamo più parole, hai detto.
E così siamo rimasti zitti. In attesa.

(D. Gambetta)

Pubblicato il 8/6/2009 alle 23.30 nella rubrica Diario.

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