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A volte penso di tornare

A volte penso di tornare. A volte questo spazio mi manca, a volte vorrei cancellare questi mesi e tornare indietro di corsa, senza voltarmi, riprendermi le mie scarpe vecchie. Ma quando certe emozioni, certe persone, arrivano a scombussolarti la vita, non è che puoi fare finta di niente. E allora abbassi la testa e vai avanti, a muso duro, dici accetterò tutto quello che verrà. Io ho accettato l'amore, la passione, il turbine, il temporale estivo e la pioggia autunnale. Ho accettato di vedere cadere le foglie, di calpestare quel manto giallo sotto casa, ho accettato di diventare una puttana nelle sue mani, di vendere la mia anima a lui, anzichè al diavolo. Adesso pago le conseguenze, di questi capelli che cadono e della pelle del mio viso rovinata. Mi sforzo di fingere che vada tutto bene, che sia tutto piacevole, che io non stia morendo di dolore per quest'uomo perchè forse davvero non sto morendo, ma sto soffrendo, questo si. Soffro della sua ambiguità, del sorriso che mi toglie, della tachicardia che mi fa venire. Eppure lo amo, e tra le sue mani mi sento nascere e morire molteplici volte. Lo amo perchè muove i fili sopra alla mia testa come se fossi un burattino tra le sue mani. Bevo il suo sorriso come fosse l'unico al mondo, e quando mi guarda ed entro in quegli occhi vedo davvero la mia casa, il mio passato, la mia terra. Quando parla, quando ride, quando fa le sue smorfie io penso che non potrebbe esserci amore più bello. Ma non so accettare che tra quelle stesse mani che mi creano e distruggono passino molte altre donne, che io non abbia alcun ruolo nella sua vita, che lui me ne tagli fuori in questo modo, che lui attribuisca alla futura partenza tutte le sue fottute reticenze. Sono bugie, lo sappiamo entrambi. Bugie che racconta per farmi sentire meno lo schifo, forse. Perchè non sa che l'amerei comunque. Perchè, come ha detto lui sabato sera, io sono una che è abituata a dare più che a ricevere. Parla di un ipotetico futuro come se non lo sapesse che non ci crede nessuno, che io non ci credo. Forse ha ragione lui, forse quando se ne sarà andato l'unico tasto da schiacciare sarà quello del reset. Ma io quel tasto non lo trovo, non so dove sia. Lui è l'uomo, lui è quello che lo troverà di sicuro, che l'ha già trovato. Lui è quello che si organizza le giornate senza di me, che non mi cerca, che quando siamo insieme non prova alcun desiderio di stringermi, di prendermi anche solo per mano. Lui è quello che mi fa sentire una donna a metà, una donna che questo amore non se lo merita, che l'amore non se lo merita. E allora penso "sei solo un coglione", ma questo pensiero è labile, lento, sfuggevole. Ed io mi trovo spesso a terra, china su questo manto umido di foglie, e nemmeno la luce di questo viale illuminato di giallo riesce a rendermi il sorriso. Lui che odia tutto di me, che mi fa diventare piccola e meschina, che distrugge tutto quello che per me è poesia. Lui che non ha capito niente, lui che tra poco se ne andrà. "Allora vai, mi dico, schiaccia il tuo reset e non pensarci più". Me l'hai già detto che partirai senza voltarti indietro, cosa te ne importa adesso se resterò qui soffocata dal dolore o se mi risolleverò? Cosa te ne importa delle cose di me che avrei voluto regalarti, più di quante già non te ne abbia donate, io che mi sono spogliata di tutti i miei vestiti con te, io che ho creduto nei passi fino a casa tua, io che ho creduto nell'amore dentro al tuo letto, nel tuo fiato dentro al mio, io che non credo mai in niente, io che forse non credo neanche in te? Oggi mi hai insegnato che anche l'amore si paga, che niente è abbastanza, che io sono uno specchio vuoto in cui non riesci a vedere la tua immagine riflessa, e non esiste speranza alcuna per quelli come noi.

Pubblicato il 10/11/2009 alle 19.15 nella rubrica Diario.

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