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tutto e niente


 

Guardo le mie mani, quelle che negli ultimi mesi ti hanno tanto accarezzato, e mi dico guarda che mani, sembrano quelle di una vecchia. Quelle di una donna che ha passato inverni freddi e ha scavato a lungo nella sabbia d'estate, mani di una donna che vorrebbe poterti tenere qui, per sempre. Che vorrebbe poter credere che davvero non te ne andrai, via, lontano da questa città e da me.
Mi dico cara Serena, ma a chi la vuoi raccontare?


Stasera.
Stasera che tu hai chiesto: "vieni qui" ed io ti ho risposto: "no, magari domani" e non sai quanto mi è costato dirtelo quel no: brividi lungo la schiena, ansia, frenesia. Come una crisi d'astinenza, perchè tu ormai questo sei per me. Ma, adesso, dopo questi 3 anni di analisi, adesso che sono un'altra donna, adesso finalmente so riconoscere i sintomi e controllarli. Ho perso una serata con te, è vero, e nessuno me la renderà, soprattutto quando sarai andato, ma per una volta ho scelto me, per una volta ho saputo dire NO.


Oggi.
Oggi che come al solito mi hai fatto sentire che non valgo niente, che le tue sono tutte parole, oggi che mi sono sentita umiliata. Oggi che ho sentito l'inutilità di questa storia, che ho visto due persone che non hanno un rapporto che somigli anche solo vagamente al nostro, fare un passo avanti, mentre tu stavi a guardare, e io sono andata via sbattendo la porta, esasperata. Oggi che come al solito hai pensato solo a te stesso.


Lei.
Lei
che mi lascia parlare per ore, e poi mi dice: "Quando mi parli di lui io non ti sento mai felice, parli di qualche emozione bella che ti fa provare, ma poi per il resto solo tanto dolore".
Ed io che mi chiedo chissà, se ho fatto la scelta giusta, la prima volta che ho guidato fino a casa tua. E poi rido di me stessa, rido tanto, mi dico povera cretina, certo che è stata la scelta giusta. Tu ami quest'uomo, l'hai amato la prima volta che l'hai visto, tre anni fa. Era tutto scritto, hai fatto tanta strada, in tutto questo tempo, solo per ritrovarti sotto quella casa, nella sua cucina, tra le sue cose, tra le sue braccia, smettila di raccontarti un sacco di storie. L'hai voluto e te lo sei preso, adesso basta nascondere la testa sotto la sabbia.


Lui.
Lui che ha 94 anni e, non si piega.
Ed io che penso a quel 10 giugno del 2000 in cui, sul balcone della "nostra" casa in Toscana gli sono andata vicina e ho detto "Simone è morto" e per la prima volta l'ho sentito padre, prima che nonno. Lui che una decina d'anni fa, a tavola, mi ha guardata negli occhi e ha detto: "Nei tuoi occhi vedo il mondo" e "questa notte ho sognato che scoppiava di nuovo la guerra, io ti prendevo sulle spalle e correvamo via"; lui che mi ripete sempre "ti ricordi come stavamo bene in Toscana, io e te", lui che l'altra notte è venuto da me in sogno e mi ha abbracciata; lui che presto se ne andrà ed io non riesco a togliermi dalla testa questo pensiero e piango, piango perchè mi mancherà così tanto, perchè nessun'altro uomo mi amerà così, perchè ci sono ancora tante cose che non gli ho detto e perchè nessuno mi conosce così bene, nessuno mi ha mai capito così.


Io.
Io che ho 28 anni e non credo quasi più in niente.
Nell'amore, nella fiducia, nella felicità.
Io che cerco di combattere contro lo stress e patisco il cielo di questa città grigia, io che amo e amo e amo e prendo sempre delle grandi capocciate.
Io che dentro sono piena di risate, ma non riesco a tirarle fuori.
Io che sono questo tatuaggio sull'avambraccio, fatto per ricordarmi chi sono.
Io che sono questo pearcing sul naso, fatto per ricordarmi da dove vengo.
Io che sono questo pearcing sulla cartilagine dell'orecchio, fatto per ricordarmi che sono viva.
Io che guido una panda gialla.
Io che porto le All star rosa.
Io che ho un pezzo di cuore a Napoli, uno in Toscana, uno qui, e comunque non mi sento a casa da nessuna parte.
Io che incrocio almeno un treno al giorno sulla mia strada, e mi dico: "cogli il segno, fai le tue domande e vedrai che qualcosa accadrà, la vita ti risponderà".


Io che sono così silenziosa e così complicata ma che sono io e tu, caro Massimiliano, se vuoi mi prendi così, altrimenti schiaccia il tuo reset e non pensiamoci più.

Pubblicato il 20/11/2009 alle 22.49 nella rubrica Diario.

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