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Destino bastardo

Un anno e mezzo fa, quando la mia ditta comunicò che avrebbe chiuso la sede qui,
e l'avrebbe aperta in provincia di Milano, io mi opposi,
dissi NO, assolutamente.
Qualcuno di voi, e non lo dimenticherò mai, disse provaci,
che ne sai che la tua vita non possa cambiare,
che Milano non possa essere una svolta nel tuo futuro.
Io seguii l'istinto del momento, l'equilibrio del momento,
e quell'equilibrio mi diceva che dovevo restare qui, a casa.

- Un anno dopo, tu, hai deciso la tua sede di trasferimento.                                                          Avresti potuto scegliere Novara, Luino, Domodossola,
Como, Gallarate, e invece hai scelto: Milano.
- Avresti potuto affittare casa in qualsiasi zona della Brianza,
 tra tutti i paesi disponibili, e invece quando ti ho chiesto dove l'avessi trovata,
mi hai risposto: "Lissone",
dove lo studio radiologico per cui lavoro adesso ha una sede,
e dove le mie colleghe mi incitano a chiedere trasferimento.
Facile, se solo tu mi volessi.
- Un anno fa, quando ero ancora fidanzata, una notte sognai di essere incinta,
aspettavo un maschio, l'avrei chiamato Lorenzo.
Qualche settimana fa ti ho chiesto, ingenuamente, come chiameresti tuo figlio,
se fosse maschio, e tu hai risposto: "Lorenzo".

Mi manchi, vorrei tanto potertelo dire, poterti raccontare come sanguina il mio cuore,
ma adesso, meno che mai, hai spazio per me.

Pubblicato il 21/2/2010 alle 21.12 nella rubrica Diario.

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